| Relazione del Presidente del Movimento Europeo FAIR PLAY, Carlos GONCALVES
" Educare attraverso lo Sport " La responsabilita' di insegnanti ed allenatori
Si osserva che lo sport e' divenuto una componente di rilievo dell’industria dell’intrattenimento e quindi tanto l’esercizio dell’attivita' sportiva quanto gli stessi atleti sono coinvolti in interessi economici. Con l’arrivo di estese sponsorizzazioni e la crescita dei premi in denaro, a tutti i livelli sportivi, sono cresciuti la ricompensa per il successo nella competizione e la pressione per ottenerlo. La proliferazione delle sponsorizzazioni e' associata all’aumento della copertura degli eventi sportivi da parte dei media ed alla conseguente esposizione del comportamento degli atleti all’attenzione pubblica. Di conseguenza i giovani che praticano sport possono essere esposti non soltanto ad esempi di grandi prestazioni ma anche ad esempi di condotta discutibile. Nonostante il fatto che lo sviluppo di valori etici sia stato un consistente obiettivo degli insegnanti di educazione fisica e dei giovani allenatori, e l’importanza relativa alle aree sociale e personale usate per giustificare l’inclusione di esperienze sportive nelle istituzioni preposte all’educazione, possiamo affermare senza sorprese che le conclusioni di differenti ricerche condotte in Europa e negli Stati Uniti hanno evidenziato una scarsa correlazione tra educazione fisica e coinvolgimento nello sport e l’acquisizione di quei valori (Telata, 1994); che spesso il comportamento dei giovani che praticano sport comprende imbrogli, comportamento aggressivo e mancanza di rispetto per avversari e giudici di gara (Cruz 1995); che i ragazzi incontrano consistenti difficolta' nel conciliare il successo nelle competizioni sportive, sotto la pressione degli allenatori delle famiglie e dei coetanei , con un comportamento piu' orientato verso la societa' e le idee del fair play (Pilz, 1995); che l’educazione ai valori resta ancora poco considerata nell’educazione fisica e nell’allenamento,(Goncalves, Carreiro da Costa & Pieron, 1998) cosi' come l’introduzione dell’Educazione Olimpica nel curriculum scolastico e' lungi dall’essere una realta' nella maggioranza dei paesi europei, almeno in quelli occidentali (Naul, 1998). Secondo diversi esperti internazionali dell’educazione, un nocciolo duro di valori etici come onesta', lealta', tolleranza, responsabilita', affiliazione, rispetto di se' e degli altri, che trascendono dalle differenze religiose e culturali, dovrebbe appartenere a tutti i ragazzi, come espressione della nostra comune umanita' . C’e' una crescente aspettativa che la scuola contribuisca all’educazione a questi valori. La popolazione e' considerata la fonte della propria cultura e societa' e l’educazione ai valori e' riconosciuta come un elemento importante in questo processo. L’educazione ai valori non e' piu' vista come un questione di cittadini che inconsciamente, per abitudine, seguono abitudini e si adeguano alle norme, ma cittadini che arrivano ad una ragionata, dibattuta e responsabile accettazione di quei valori e di quelle norme. In questo senso la scuola deve confrontarsi con una sfida chiara, precisa ed impegnativa: come puo' affrontare l’educazione ai valori in un modo che si relazioni alle aspettative correnti? Una scuola impegnata ad un programma educativo verso valori etici li diffonde tra tutti i membri della comunita' scolastica, li definisce in termini di comportamento da osservare nella scuola e nella comunita' li rinforza responsabilizzando tutti i suoi membri verso comportamenti coerenti con questi valori di base. Naturalmente, la questione dell’educazione ai valori non puo' essere considerata solo come una materia concreta, oggetto di un corso, ma mediante un approccio interdisciplinare. Comunque, l’attivita' sportiva scolastica costituisce un terreno privilegiato in cui questo approccio puo' essere rilevante; in effetti lo Sport, compreso ed insegnato come pratica di valori umani, richiede, coltiva ed esemplifica molti dei valori menzionati. Naturalmente l’educazione ai valori non si ottiene con la sola pratica dello sport o soltanto col modo di tirare la palla o con le capacita' dei motori o le strategie, ecc. D’altro canto dobbiamo anche accettare che i valori ed i principi del Fair Play e della Tolleranza non sono trasmessi dai genitori ai figli seguendo le regole della genetica. Valori e atteggiamenti si formano lentamente ed hanno bisogno di una costante attenzione. I modelli di orientamento ai valori nell’ambito del curriculum rappresentano le convinzioni degli insegnanti rispetto agli insegnamenti che dovrebbero essere dati nelle lezioni di Educazione Fisica. Essi riflettono le priorita' che gli insegnanti assegnano al soggetto della materia, all’allievo, ed al contesto sociale. E’ ragionevole attendersi che non soltanto le convinzioni, il modo di percepire l’importanza del fair play e dei valori ed atteggiamenti verso la tolleranza da parte degli insegnanti di educazione fisica ma anche i loro valori personali avranno influenza sulle loro esperienze. Quindi e' necessario esaminare se il loro pensiero circa l’importanza dello sport come attivita' sociale sia in linea con i loro valori personali, se la loro disposizione ad agire e' in linea con i loro pensieri e valori, se le loro azioni sul campo si palesano coerenti con essi. Naturalmente, le lezioni di educazione fisica dovrebbero rappresentare molto di piu' dell’apprendimento di abilita' motorie o del miglioramento della forma. Esse dovrebbero rappresentare una situazione unica nel curriculum scolastico in cui gli studenti possono imparare a conoscere se stessi dal punto di vista fisico, sociale ed emozionale; a cooperare reciprocamente; a lavorare per il raggiungimento di obiettivi collettivi ed individuali; a tollerare le capacita' degli altri; a rispettare gli altri a prescindere dal genere, dalla razza, dal credo religioso. Come evidenziato da alcuni autori (Binder, 2004; Gibbons, Ebbeck & Weiss, 1995), lezioni e discussioni su dilemmi morali astratti non sono la strategia piu' efficace per aiutare gli studenti a sviluppare comportamenti etici e sociali. D’altro canto alcuni educatori in questa materia ritengono che sarebbe meglio per gli studenti se le attivita' competitive fossero eliminate dalle lezioni di educazione fisica. Secondo noi il problema non e' nelle attivita' competitive ma nel modo in cui esse sono "mal applicate". Pensiamo che le attivita' competitive possono e dovrebbero rimanere una integrale ed educativa componente del curriculum di educazione fisica, da quando sono presentate agli studenti al momento giusto del loro sviluppo di capacita', se rappresentano una valida opportunita' offerta agli studenti per mettere alla prova reciprocamente le rispettive abilita' mentre si partecipa al meglio delle proprie attivita'. Inoltre, ridefinendo la competizione in un modo che mette in evidenza il miglioramento nel fare del proprio meglio, gli insegnanti di educazione fisica possono insegnare agli studenti come fare delle buone competizioni ed aiutarli a capire che nella competizione si possono avere altri successi oltre la sola vittoria. Poiche' valori ed atteggiamenti sono punti fondamentali nella educazione fisica e nell’avviamento allo sport, l’insegnante di educazione fisica deve spiegare, formare e fornire esperienze finalizzate a comportamenti sociali positivi, non in astratto, ma durante le lezioni di educazione fisica, nella pratica sportiva e nelle gare stesse. L’insegnante deve predisporre un ambiente positivo di apprendimento in cui gli studenti possono vivere esperienze e conflitti morali in situazioni reali, parlare dei dilemmi del fair play, discutere i diversi modi di agire e comportarsi. Tanto le gli atteggiamenti rispetto al fair play quanto gli imbrogli e il comportamento violento devono essere affrontati dall’insegnante nelle lezioni di educazione fisica e nei programmi dei club sportivi. Occorre che gli studenti comprendano cosa si richiede loro. Se possono vedere ed agire correttamente, onestamente, generosamente nelle gare sportive, saranno piu' facilmente colpiti dalle azioni che non da una discussione teorica. Per fare si' che questo sviluppo dei valori si realizzi, gli educatori, tanto gli insegnanti di educazione fisica quanto gli allenatori dei giovani devono essere propositivi nella loro parte, progettando e realizzando un ambiente educativo adatto in cui i valori del Fair Play possono essere attivamente insegnati, praticati e rinforzati coerentemente. Nonostante diversi studi (Brettschneider, 1994; Naul et al., 1995) abbiano evidenziato che vedere la TV, giocare ai vedeo-games ed ascoltare tutti i tipi di musica sono le piu' popolari occupazioni del tempo libero e che la pratica di attivita' sportive organizzate e' in leggera diminuzione in molti paesi, l’attivita' sportiva e' ancora molto popolare tra i giovani europei. Divertimento e contatti sociali sono citati come i fattori che motivano i giovani ad inserirsi nei club sportivi, piu' di quanto non lo siano risultati e agonismo. E' scontato che gli allenatori giocano un ruolo centrale ed essenziale nella formazione dei giovani sportivi, avendo una profonda influenza sul loro sviluppo personale. Non bisogna sottostimare l’impatto che hanno sui giovani atleti. In realta' i risultati di diversi studi (Goncalves, 1988; Lee, 1993) dimostrano che l’allenatore e' la figura chiave nell’acquisizione dei comportamenti nello sport, in particolare per i giovani di eta' superiore al 12 anni. I giovani prendono i loro allenatori come modelli importanti: i loro atteggiamenti sono simili a quelli dei loro allenatori ed anche i loro valori tendono ad essere i medesimi dei loro allenatori. Piaccia o meno all’allenatore/allenatrice, i suoi pensieri, sensazioni ed atteggiamenti sono "prelevati" e diventano, nel bene e nel male, un modello di cosa e' normale e perfino accettabile. Stessa posizione per quanto riguarda gli "Eroi dello Sport" dai quali i giovani prendono gli schemi dei modelli comportamentali. Alcuni di questi "Eroi dello Sport" rifiutano di essere modelli di ruolo sostenendo che non spetta a loro, ma ai genitori. Il problema e' che non e' una loro scelta assumere o meno questo ruolo. Volenti o nolenti, sono scelti dai giovani per questo compito…Percio' in realta' essi esercitano il ruolo di modelli per i fini migliori o peggiori. Quello che conta e' che l’allenatore giovanile sia il tipo di persona che non si limita a prendersi cura della validita' di quello che insegna, ma lo insegna anche in modo tale che valori come la correttezza, la tolleranza e l’onesta' siano costantemente in evidenza. L’iniziazione allo sport deve includere non soltanto l’acquisizione e la padronanza di abilita' ma anche lo sviluppo della comprensione e della pratica dei principi etici. Purtroppo gli allenatori non sono sempre consapevoli dei valori, che puntellano il loro comportamento e possono essere trasmessi ai giovani con modalita' che possono condizionarli per tutta la vita. Realmente, allenare dei giovani deve essere un processo educativo, i cui effetti si estendono al di la' dei confini del campo di gioco, della palestra o della piscina. E' importante riconoscere che un buon processo di allenamento aumenta il potenziale di prestazioni dei giovani sportivi, crea divertimento e contribuisce alla loro crescita come persone. E' anche fondamentale riconoscere che allenare dei giovani e' una attivita' che non riguarda soltanto la spinta al successo nella competizione, ma anche inevitabilmente lo sviluppo dei valori dei giovani, vale a dire una attivita' legata allo sviluppo personale e sociale. Gli istruttori giovanili dovrebbero migliorare il senso di soddisfazione dei ragazzi riconoscendo le differenze dei loro punti di vista, includendo attivita' per soddisfare diversi obiettivi, fornendo loro una varieta' di opportunita' per giocare ed avere successo, cosa che non significa necessariamente "vincere". Un vero istruttore giovanile si comporta come guida e assistente aiutando i giovani ad essere autonomi ed imparare il conseguente senso di responsabilita' questa puo' essere sviluppata in un giovane sportivo solo se l’allenatore comunica con lui e, in particolare, lo segue. I giovani imparano ad essere autonomi portando il loro contributo alla formazione del programma e osservando, vivendo, le conseguenze del contributo, incluso il loro comportamento ed i loro atteggiamenti. Il senso di responsabilita' per le proprie azioni e' un obiettivo importante della educazione; questo senso di responsabilita' include diventare piu' responsabili ed imparare ad assumersi delle responsabilita'. Gli allenatori giovanili che si impegnano ad aiutare i giovani atleti a diventare responsabili faciliteranno questo processo prestando loro attenzione, e fornendo in ogni circostanza un modello di ruolo. A questo proposito (allenatori che svolgono un modello di ruolo), lasciate che vi racconti un episodio: in uno studio condotto in Portogallo, nella comunita' in cui vivo, e che coinvolgeva 60 allenatori giovanili questi, ad una domanda sull’importanza assegnata all’insegnamento di valori etici dello sport, in grande maggioranza (89%) sottolinearono che questo era il loro impegno principale… rifiutarono la filosofia del "vincere ad ogni costo"… nel frattempo, intervistati sul comportamento dei loro allenatori rispetto allo sport agonistico, i giovani non confermarono le posizioni degli allenatori; il successivo monitoraggio del comportamento degli allenatori evidenzio' in modo netto che le loro parole erano ben lontane dall’avere una applicazione pratica…vale a dire che il loro comportamento non era in linea con quanto affermato. E cosi' crediamo proprio che sia necessario seguire il messaggio contenuto in un proverbio cinese, che tradotto liberamente dice: "nonostante il volume ed il contenuto del tuo discorso sarai ascoltato solo per quello che sei e quello che fai". Comprendere gli obiettivi, le motivazioni ed i valori dei giovani dovrebbe essere un compito della massima importanza per tutti gli allenatori giovanili. Purtroppo molti allenatori giovanili sono ottimi nel parlare, scarsi nell’ascoltare e pessimi nel dare l’esempio. Nello sport giovanile e' fondamentale chiarire il senso della competizione ottimale ed i concetti di vincere ed avere successo. La gara, se vista come una reciproca sfida per eccellere, non importa in quale campo, porta al miglioramento, a rispettare gli altri, all’amicizia e ad eccellere. Questa deve essere l’essenza della competizione giovanile. "Io sono sfidato dal mio rivale e lui e' sfidato da me. Lo vedo non come un nemico da distruggere, ma come uno sfidante, qualcuno che con i suoi sforzi mi costringe a lavorare sodo, a sviluppare le mie abilita'. Lo rispetto come persona con qualita' ed abilita' simili alle mie e rispetto me stesso in questa reciproca sfida per eccellere". Entrambi desiderano vincere. Entrambi vogliono giocare nel miglior modo possibile. Il fatto che qualcuno vince e qualcuno perde non rende la gara tra giovani immorale o sconveniente. Lo diventa solo quando il perdente e' visto come un oggetto da distruggere senza onore, rispetto, dignita'. Al contrario, questa e' una posizione legata alla stessa competizione e che rende dignita' al significato dell’attivita' sportiva. Percio' nulla di sbagliato se entrambi i giocatori si impegnano per vincere. Il problema sara' nei mezzi che si usano per raggiungere l’obiettivo, soprattutto in una prospettiva di successo o orientamento egoistico, come negli atteggiamenti assunti da giovani, allenatori e genitori quando l’obiettivo non viene raggiunto. La partecipazione in attivita' competitive dovrebbe costituire una ottima opportunita' per esperienze sociali per tutti i giovani partecipanti. L’esperienza vissuta di una competizione leale e la comprensione del suo significato diventera' uno dei valori cruciali dello sport. Comunque, vincere o perdere e' in relazione al risultato della competizione. Avere successo o fallire e' legato al raggiungimento degli obiettivi personali. L’accettazione di questo principio di base sottolinea la necessita' che l’allenatore giovanile promuova i tentativi quanto i risultati, il "processo" quanto la prestazione, il "prodotto finale". Lo scopo di qualsiasi programma sportivo dei giovani dovrebbe essere di incoraggiare lo sviluppo di abilita' fisiche mediante un ambiente sociale e morale positivo. Il problema dell’etica cresce quando gli obiettivi del programma sono dimenticati o messi da parte nell’urgenza di conseguire il successo, poiche' i risultati sono diventati piu' importanti del raggiungimento degli obiettivi personali. Naturalmente, il "migliore", il campione, sara' uno solo, ma meglio, oggi piuttosto che ieri, domani piuttosto che oggi, tutti i giovani possono esserlo. Il raggiungimento del successo puo?ssere caratterizzato dall’imparare nuove abilita', guadagnare un tempo libero significativo, ottenere uno status tra i propri compagni di squadra ed i propri pari, evitare rafforzamenti negativi da allenatori e genitori. In questa prospettiva, i risultati sportivi sono fonte di orgoglio non solo nella vittoria, ma anche nell’aver fatto del proprio meglio e nell’aver ampliato i propri limiti personali. Se prestiamo attenzione alle voci dei giovani praticanti possiamo rilevare, come evidenziato da differenti ricerche, che se vincere e' considerato importante, non e' a ragione primaria per praticare Sport. Per un giovane la partecipazione ad una gara sportiva deve significare: • Periodico allenamento • Permanente atteggiamento verso il miglioramento • Permanente sforzo per il miglior risultato possibile. Questi sono i fattori che forniscono dignita' alla pratica sportiva, e i giovani debbono esserne consapevoli. Allo stesso tempo i giovani e tutto l’ambiente sociale che ruota intorno allo sport debbono essere consapevoli che il successo, qualsiasi tipo di successo, nello sport come nella vita di tutti i giorni, deve sempre essere apprezzato e messo in relazione con i mezzi che sono usati per ottenerlo. E' per questo motivo che tutti quelli che, nello sport giovanile usano o tollerano: • Imbrogli • Corruzione • Violenza fisica o verbale (vista come sinonimo di sottosviluppo culturale) • Uso di droghe; corrompono la vera essenza dello sport; distruggono i valori educativi e culturali dello sport, e non stanno piu' gareggiando. Qualsiasi vittoria ottenuta con questi atteggiamenti e strategie sara' priva di valore. Cosi' stando le cose, insegnanti ed allenatori dovrebbero essere pronti a far fronte alle loro responsabilita' non solo verso se stessi e verso lo sport che promuovono, ma innanzitutto verso i bambini ed i ragazzi di cui sono al servizio. Questo significa che l’educazione ai valori, al Fair Play ed alla Tolleranza, deve ottenere la piu' alta priorita' da parte di tutti coloro che sono direttamente o indirettamente coinvolti nella promozione di esperienze sportive per i giovani. Ad insegnanti ed allenatori la principale responsabilita' di usare lo sport giovanile come strumento di Educazione, Integrazione e Socializzazione. Riassumendo, riteniamo che vi sia un urgente bisogno che: • Gli insegnanti di Educazione Fisica includano l’educazione ai valori nel loro curriculum, come una componente significativa nel processo di educazione sociale dei giovani. • Possiamo facilmente essere d’accordo sul fatto che una Educazione Fisica di qualita' dipende non solo ma anche da insegnanti ben qualificati. Se e' cosi' includere in tutte le Facolta' di Sport ed Educazione Fisica dello studio della "Etica dello Sport", nei suoi diversi componenti, deve essere un compito della massima importanza. • L’arricchimento di programmi specifici per gli allenatori giovanili includendo non solo tecniche e strategie, ma soprattutto i principi pedagogici del processo di insegnamento – apprendimento, per andare incontro alle necessita' e agli interessi dei giovani. • Che i giovani che praticano sport giochino un ruolo piu' attivo e prendano parte alla definizione delle strutture sportive giovanili ed abbiano piu' possibilita' di organizzare le proprie attivita' come indicato dal Codice di Etica Sportiva del Consiglio d’Europa. Come ben sapete, il 2004 e' l’Anno Europeo dell’ Educazione Mediante lo Sport. Questa decisione e' stata presa considerando non solo l’importanza sociale dello sport, ma anche come riconoscimento della sua importanza come fattore educativo. Si sono stabiliti differenti obiettivi compresa l’acquisizione da parte dei giovani di particolari valori come solidarieta', tolleranza, fair play. Questo evento, associato alle Olimpiadi, alle Paraolimpiadi, al Campionato Europeo di Calcio, rappresenta senza dubbio una opportunita' eccezionale per far crescere la consapevolezza dei governi nazionali e delle organizzazioni preposte all’educazione ed allo sport circa l’importanza di formare una collaborazione per fare un uso migliore dell’attivita' sportiva nell’educazione. L’ European Fair Play Movement, organizzazione sportiva non governativa fondata in Svizzera nel 1994 a cui aderiscono 36 organizzazioni nazionali del Fair Play affiliate, sta gia' collaborando con alcune organizzazioni sportive governative e non, per incrementare le iniziative che possano contribuire a quello che chiamiamo una "offensiva pedagogica", per trarre profitto da un indiscutibile valore educativo delle attivita' sportive. Spetta a tutti la responsabilita' di rafforzare le attivita' sportive giovanili, considerate un potente strumento che contribuisce a promuovere l’educazione in un contesto multiculturale, per supportare gruppi svantaggiati, per sostenere la coesione sociale e naturalmente per spazzare via le esclusioni sociali. Sono, oggi, anacronistici gli ideali del Fair Play? L’educazione ai valori e' forse priva di senso nella societa' moderna? Al contrario, siamo fermamente convinti che sia invece un dovere per tutti quelli che credono nel valore umanistico dello sport, nelle sue indiscutibili capacita' educative. Tutti sono chiamati a far fronte alle proprie responsabilita'. In questo campo non c’e' spazio per malintesi, incomprensioni o gelosie tra individui ed organizzazioni legati allo sport ed alla educazione. Riconosciamo quindi che questo e' un compito che merita di essere svolto. Conto su di voi in questa impresa, come alleati privilegiati.
Carlos Goncalves
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